
Un spot della Adidas (grazie …ho corretto !) diceva “impossible is Nothing”.
Bella frase , la uso spesso per autopomparmi nei momenti di fatica e di solito ci abbino una bella riapassata a mente di “Eye of the Tiger” (la canzone di Rocky).
“Impossible is Nothing” , niente è impossibile, dai ce la fai …… “Impossible is Nothing”….Yeahhhhhh!
Ed infatti ce l’abbiamo fatta ; siamo saliti su nostro volo diretti in California certi che la malasorte, ormai soddisfatta, avesse abbandonato il nostro piccolo team. Ci sbagliavamo!
Ad un passo dalla porticina dell’aereo che ci avrebbe portato da Atlanta a Los Angeles, decido che la gomma che avevo in bocca avrebbe potuto tranquillamente restare a terra.
La sputo
La gomma finisce sulla mia sinistra, incollata alla pedana di salita.
Fisso l’informe pallina bavosa, ed in preda ad un eccesso di zelo ecologista, mi piego per darle il meritato riposo in un cestino.
Ma ecco che qualcosa non funziona in questo semplice gesto, riguadagnare la posizione eretta è più faticoso del previsto e di certo più doloroso.
Per i primi secondi ho temuto di avere il naso rotto.
“Non è possbile!”- mi sono detta - “non mi sta succedendo davvero!”
E invece sì. Ho picchiato il naso con tutta la forza del caso contro una leva di metallo lunga 30 centimentri, larga 5 e spessa un paio; una leva molto simile alla maniglia di una cella frigorifera. Una leva dura e prefettamente eretta degna un aereoplanino maschio. Cazzo che martellata che ho preso!
Nel giro di cinque minuti sono apparsi due stewart, quattro paramedici di colore in guanti di lattice, un sacchetto con il ghiaccio, una dichiarazione di scarico di responsabilità da firmare e un’espressione di panico sul volto della nostra redattrice Claudia.
Finalmente , dopo aver rassicurato l’intera compagnia di Volo Delta Airlines sul mio stato di salute, la hostess mi ha fatto accomodare al mio posto.
L’aereo è partito con mezz’ora di ritardo per colpa dell’italiana nasona che voleva salvare il pianeta da un pericolossissimo chewing-gum radioattivo.
“Impossible is nothing” !

Ormai lo so, la sera prima di ogni partenza sono agitata. Senza motivo. Sono agitata e non dormo. Una bella, normalissima e italianissima ansia da partenza. Finisco il bagaglio, giro per casa, ripenso all’ultima settimana trascorsa, ma soprattutto immagino come e dove sarò nei miei prossimi giorni “Sulle strade della California”… come recita il claim della versione americana di I Love Rock ‘n’ Roll.
Eccomi lì a Los Angeles, perfettamente bionda e sorridente come una BraTz Rock Angelz mentre attraverso la strada sul Sunset Strip. Eccomi scintillante a contar stelline rosa nel cemento di Hollywood Blv. Ed eccomi ancora, mentre sento la brezza delle onde a Venice Beach.
Los Angeles, che figata !
Arriviamo con un giorno di anticipo , quindi potrebbe essere che forse riesco anche ad andare in acqua … Magari ! Sarebbe un songo per una surfer in erba.
Sveglia ore sei e mezza, Malpensa Express ore 7.57, volo ore 10.40. Perfetto.La squadra di I Love Rock ‘n’ Roll è carica, eccitata e munita di invidiabili borse nere sotto gli occhi. Quattro puntate da girare tra L.A. e San Francisco erano uno dei nostri piccoli sogni di redazione, e finalmente ci siamo !

Ma ecco che il nostro piccolo sogno sta per essere temporanemente rimandato o peggio cancellato dalla presenza del nostro nuovo regista Giuseppe.
Ormai lo sanno tutti che andare negli Stati Uniti non è una passeggiata. Volare negli Usa implica la pacifica sottomissione a qualsiasi tipo di controllo e verifica degna di Grissom e soci. Il tuo bagaglio è il loro obiettivo. Via tutto quello che viene indicato nelle norme di sicurezza. Di ritorno dall’ ultimo viaggio nei bidoni di raccolta trasparenti giaceva tra lime, pile ed accendini anche un’incredula paletta da torta in argento. Sembrava dire “Ma io che cazzo centro ?”
Ti fai controllare da cima a fondo come un contratto, ti disfi di quello che ti ordinano di abbandonare ed è fatta.
La vera scommessa, invece è il passaporto … che deve essere valido secondo queste modalità :
- se è nuovo di zecca ed ha al massimo un mese di vita sei tranquillo .
- se l’hai rinnovato prima dell’ottobre del 2005 potrebbe andare bene, se ha la lettura ottica. Sarebbe meglio comunque controllare almeno una settimana prima.
- Se non l’hai ottenuto tra l’ottobre del 2005 e l’autunno del 2006, mmmmmmmmm attento perché c’è stato un buco nero di ciorcolari dello Stato che ancora oggi condanna decine di viaggiatori a perdere il volo.
- Se hai quello con la foto digitale supersgranta 2×2, stai a casa perché tanto non parti.
Naturalmente la regola per tutti è quella di visitare il sito del Consolato e verificare la validità del proprio “Titolo di espatrio”
Quello che il nostro nuovo regista Giuseppe proprio non ha pensato di fare perché tanto era appena stato in Cina e lì il suo passaporto andava benissimo. Ed andava talmente bene che ieri mattina al Check In in fila per 5 abbiamo seguito quel pirla dell’uno che non poteva partire perché il passaporto non era valido.
Risultato?
Qualche ora di panico per tutti. Chi faceva i conti, chi ricontrattava i voli per il giorno, chi pregava il tassista di far presto perché la questura chiude, chi bestemmiava via sms contro l’universo yankee.
All fine siamo partiti un giorno dopo. Stesso team, stessa ora , stesso volo, stessi vestiti … da bravi italiani superstiziosi! J
California , arriviamoooooooo!


“Vietato Fumare !”
Ecco uno degli avvisi che ho detestato di più nei miei ultimi ventanni di vita da fumatrice D.O.C.
Ho fatto un paio di conti veloci.
Sebbene avessi flirtato con le bionde già da cucciola, la mia prima vera sigaretta fumata risale all’età di 13 anni, proprio negli anni in cui le nostre scuole erano tappezzate di poster che recitavano “La sigaretta non ti alza di un centimetro” .
Naturalmente la metà di noi fumava in barba a quell’avviso e concludeva i discorsi sulla dipendenza da nicotina con uno spavaldo “ma tanto io smetto quando voglio”.
Da quella frase sono passati 20 anni esatti ed una cinquantina di tentativi più o meno longevi di astinenza da fumo. Questo potrebbe essere forse il tentativo giusto.
Oggi è un mese esatto che non tocco una sigaretta. Il 21 Dicembre all’alba sono partita per Bali ed ho sfruttato quella ventina di ore in volo come rampa di lancio verso la possibilità di affermare gloriosa “Ho smesso di fumare”.
Mi ero preparata bene all’evento, come un atleta; nei giorni precedenti alla partenza, eliminavo due sigarette al giorno. Da venti a diciotto, da diciotto a sedici, dalla semplicità dei primi giorni alla fatica dell’ultima settimana dove le sigarette erano sempre meno e scegliere il momento giusto per fumare era un pensiero fisso.
Poi il colpo di coda finale. La notte prima della partenza ho fumato mille sigarette con la stessa passione del bacio di Casablanca. “Addio per sempre mie amate.”
Ed ora gli accendini li vendo al concerto di Vasco il prossimo 7 Giugno ………opssssssssssssssssssttttttttttttttttttttttttttttttt!
